Ciuffa

Ogni paese ha avuto un fotografo ufficiale che nella prima metà del Novecento ne ha immortalato su migliaia di lastre di vetro i personaggi e i momenti più significativi della loro vita: il gruppo scolastico con l’arcigna maestra, l’affiata compagnia di amici, i 18 anni di una ragazza, il servizio militare, il Carnevale lungamente preparato. I notabili castelnovesi si facevano già fotografare dal 1860 in lussuosi studi cittadini o dai Mignone e Rossi di Alessandria, poi dai Cicala di Voghera o dai Buffa e Bellagamba. Alcuni cominceranno ad appassionarsi di fotografia, prima fra tutte, verso il 1910, la bella e audace Pierina De Angelis che scandalizzò i suoi compaesani per la sua modernità: fumava, guidava la macchina e la motocicletta, faceva fotografie. Il fotografo del paese fu, però, Antonio Ciuffa. Un romano, piccolo, gambe storte, mento aguzzo, gran bevitore (e chi non lo era allora?). Nato nel 1872, sposa Cecilia Mensi e adotta un trovatello (Lanfranco Vicini). Alcune sue foto sono espressive, ben curate, con ottima impostazione di luce e di posa; altre sono un disastro pare che ciò dipendesse dal livello di lucidità dell’operatore Il suo studio consiste in una stanza con tre miseri fondali: la classica scaletta, la colonnina con vaso, il finto giardino. Per le foto di gruppo utilizza il cortile con sullo sfondo un pergolato. Lo studio si trovava in via Tortona, attuale condominio Zibide. Lavorò sino alla fine, nel 1933. Purtroppo tutte le sue lastre sono andate distrutte e c’è ancora chi ricorda quella montagna di vetri rotti rovesciati nel fosso della strada del bosco (attuale casa Zeme), un’area dove, decenni dopo, l’urbanizzazione dilagante non aveva certamente alcuna sensibilità per le lastre fotografiche di Ciuffa.